The Kinks – Waterloo Sunset. Nostalgia di una stazione brulicante di vita

I. ATTENZIONE! Qua non si scherza: questa è la più bella canzone che sia mai stata scritta. Insidiata al massimo da “Thirteen” dei Big Star o da “Northern sky” di Nick Drake, ma credo regga comunque al primo posto… E cosa vuoi dire della più bella canzone che sia mai stata scritta? Davvero si ha la pretesa di smontare – peraltro con uno strumento inadatto: la parola, il commento – un meccanismo magico che incanta da circa cinquant’anni a questa parte? Sicuramente è meglio lasciar perdere… Eppure, forse di questi tempi vale la pena soffermarsi sul brano in questione, perché, affacciandosi alla finestra, nessuno oggi vedrebbe quello che spingeva alla riflessione il protagonista della canzone…

II. “Waterloo sunset” viene pubblicata nel maggio del 1967, anticipando di qualche mese l’album “Something else by the Kinks”. Parla di un uomo che, seduto accanto alla propria finestra, viene rapito del brulicare di vita e persone che anima la stazione londinese di Waterloo e resta semplicemente a godere di tale vista. Un godimento che da un lato celebra il distacco da ogni passione e dall’altro esalta la bellezza dell’esistenza umana che, vista dall’alto, si rivela come un intersecarsi di linee di caos, privo di senso, eppure assolutamente affascinante. Un momento di comunione tale che l’uomo sembra non rimpiangere nemmeno la vita dei due amanti, Terry e Julie, che proprio sotto i suoi occhi, in quella stazione, vivono una struggente storia d’amore, incontrandosi ogni venerdì sera.

III. La cosa che mi ha sempre colpito di questa canzone è che l’uomo che la scrisse, al momento della sua composizione, aveva solo 22 anni. Ray Davies, cantante della band, è sempre stato un ragazzino dall’animo vecchio di secoli, dotato di una sensibilità che potrebbe essere scambiata per saggezza. Un bastian contrario che, solo un anno più tardi nel 1968, mentre il mondo celebrava idee progressiste e si gettava nella psichedelia, preferiva rifugiarsi nei ricordi (propri e di una intera nazione: l’Inghilterra), chiedendo all’amico di infanzia “isn’t it a shame the way our little world has changed?” (“Do you remember Walter?” da “The Kinks are the village green preservation society”). Non stupisce dunque come, in piena Swinging London, lo stesso ragazzino sembrasse celebrare il rifiuto delle passioni, rivendicando per sé il ruolo dell’osservatore distaccato, ma in qualche modo pacificato. Attenzione però ad affibbiare etichette al vecchio (?) Ray. “Waterloo Sunset” parla di come ognuno di noi trovi la propria strada per la felicità: qualcuno incontra la propria donna alla stazione ogni venerdì sera, dando senso a una settimana (e a una vita) costruita nell’attesa di quel momento, qualcun altro invece si spoglia di ogni legame e magari finisce con lo scrivere la più bella canzone di lingua inglese del secolo passato.

IV. Oggi l’ironia britannica che faceva dire al protagonista che “... but I am so lazy, don’t want to wander, I stay at home at night” rischia di assumere altri significati, ma spinge anche a una piccola e ulteriore riflessione. Possiamo impersonare l’osservatore distaccato o essere parte della giovane coppia di amanti, possiamo sentirci fuori dal mondo, persi in solitarie elucubrazioni o nella gioia di un amore che sembra bastare a se stesso, ma rimarremo sempre parte di uno spettacolo più grande. Un movimento brulicante di vita che incanta nella sua assenza di scopo e di cui oggi, se provassi al tramonto ad affacciarmi dalla finestra, non potrei che provare nostalgia.

Dirty old river, must you keep rolling Flowing into the night
People so busy, makes me feel dizzy Taxi light shines so bright
But I don’t need no friends As long as I gaze on Waterloo sunset I am in paradise
Every day I look at the world from my window
But chilly, chilly is the evening time
Waterloo sunset’s fine
Terry meets Julie, Waterloo Station Every Friday night
But I am so lazy, don’t want to wander I stay at home at night
But I don’t feel afraid As long as I gaze on Waterloo sunset I am in paradise
Every day I look at the world from my window
But chilly, chilly is the evening time Waterloo sunset’s fine
Millions of people swarming like flies ‘round Waterloo underground
But Terry and Julie cross over the river
Where they feel safe and sound
And the don’t need no friends As long as they gaze on Waterloo sunset
They are in paradise Waterloo sunset’s fine

2 pensieri riguardo “The Kinks – Waterloo Sunset. Nostalgia di una stazione brulicante di vita

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